sabato 28 gennaio 2017

Il fiore

Il fiore
di John Donne

Poca pena ti dai, povero fiore,
Che da quando sei nato t’ho seguito,
Ora per ora, per sei giorni o sette,
Mentre crescevi sopra questo ramo,
Sulla cui cima adesso esulti e ridi;
Poca pena ti dai, che presto il gelo
Verrà, e che potrei, domani stesso,
Trovarti secco, o non trovarti affatto.

Poca pena ti dai, povero cuore,
Che t’affaccendi a farti un nido e speri,
Svolazzandogli intorno, avere accesso
A un albero proibito, o che proibisce,
E d’espugnarlo con un lungo assedio;
Poca pena ti dai, che domattina,
Prima che quel tuo Sole si ridesti,
Con questo sole e me dovrai partire.

Ma siccome ti piace esser sottile
Nel punirti da solo – mi dirai:
«Se devi andare vai, che c’entro io?
Qui sono i miei affari, e qui rimango.
Tu vai da amici pieni di premure
E mezzi che gratificano gli occhi,
Le orecchie, la lingua - insomma: il corpo.
Vacci con lui, che te ne fai d’un cuore? »

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