martedì 20 novembre 2018

Active Learning Strategy: Debates



EXAMPLE OF DEBATE
MIT Fossil Fuel Divestment Debate (4/9/15)

The question of whether MIT should divest from fossil fuels brings up several ethical issues. The first and most obvious is our responsibility as humans to prevent damaging warming of the planet, which is largely caused by increasing carbon dioxide levels in the atmosphere due to combusting “dirty” fossil fuels. Secondly, the debate brings up the issue of hypocrisy. On the anti-divestment side, MIT could be hypocritical by divesting from fossil fuel when it consumes so much of it and when oil companies are large funders of its research. On the pro-divestment side, MIT needs to align its values of improving the world with its actions, and needs to educate society about the dangers of fossil fuels and climate change (not just its students). One supporter, in defense of MIT, declared that divestment from fossil fuels would not be hypocritical just like opposing slavery was not hypocritical, despite its integral role in society and the economy in its time.
Both sides had good arguments for and against divestment. The anti-divestment team argued that because MIT’s investment (and all university investments combined) form less than 1% of the global fossil fuel market, retracting it would be a largely symbolic measure. They also pointed out that not all fossil fuel companies are equal, and not all approach climate change the same way. In particular, privately owned oil companies were the “worst,” but since they have no shareholders, divesting would not affect them. The anti-divestment team prominently supported climate change education and implementing a carbon price rather than divesting.
The pro-divestment team argued that although the divestment would not make an appreciable economic impact, symbols genuinely matter in our world (and gave the example of divesting having worked during the Apartheid in South Africa). They also pointed out that people do not demand fossil fuels, people demand energy, which could be provided by many other sources (mainly nuclear, renewables, increased efficiency, and decreased consumption). The team prominently supported a multifaceted approach that included not only divestment, but implementing a carbon price, educating people about climate change, researching the science behind and developing the technology for renewable energy. They argued that education, science, and technology were not enough, however, but that policies needed to be pushed by society to make change happen (citing that smoking didn’t decrease because we knew the health effects, but because of regulatory measures). They urged divestment as a symbol to spark social movement, because disinformation by fossil fuel companies and the suspected insincerity of their desire for a carbon tax is currently preventing useful policies.
I originally thought of divestment as an uninteresting economic and political issue, but now I realize its usefulness as a symbolic tool. Though both sides presented good points, I was particularly affected by the incongruous nature of the anti-divestment team’s arguments, to the point that it convinced me even more of the pro-divestment team’s honesty. The anti-divestment team argued both that divesting would make little economic impact, but also that investors could use their influence to put pressure on fossil fuel companies (as well as bothering to debate the issue). They argued that MIT should instead focus on researching a carbon price, but the money divested could be used for such practical purposes.
They pushed education and the intelligence of people, yet offered no defense against accusation of disinformation by fossil fuel companies. They continually ignored the pro-divestment side’s arguments, as they often supported the same solutions without offering any new reason not to divest. Finally, in a petty stab, they declared that since investment companies show profit is not lost when institutions divest, if MIT wanted to divest it would have done it already. Compared to the pro-divestment team’s call to courage, action, and global leadership, the choice between which side is more ethical was clear.

MIT OpenCourseWare
24.191 Ethics in Your Life: Being, Thinking, Doing (or Not?)
Spring 2015
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giovedì 15 novembre 2018

Punto di Non Ritorno - CAPOLAVORO Assoluto


Appinventory

Appinventory è l'evento che  inaugura il ciclo di 8 appuntamenti della rassegna UniudForAll: incontri divulgativi su temi di ricerca.che si terrà presso la sede di Gorizia dell’Università degli Studi di Udine

mercoledì 28 Novembre, ore 16.00-19.00

Si tratta di un incontro di particolare interesse per gli insegnanti di ogni grado in quanto sarà presentato:
AppInventory: un nuovo catalogo multimediale di applicazioni Web 2.0 e per dispositivi mobili

Il progetto, ideato e sviluppato nel laboratorio SASWEB del Dipartimento di Scienze Matematiche, Informatiche e Fiscihe dell’Università degli Studi di Udine, ha come principale obiettivo quello di informare e supportare i docenti nell’implementazione di forme di didattica attiva e partecipata, fornendo strumenti di scoperta e di apprendimento di applicazioni per la creazione di artefatti digitali, per la comunicazione e la collaborazione online e per l’aggregazione di contenuti eterogenei.

Nel corso dell’incontro sarà inaugurata la piattaforma Web AppInventory http://appinventory.uniud.it, che supporta il docente nell’esplorazione del catalogo e nell’accesso alle schede multimediali di più di 270 applicazioni, corredate di video di presentazione originali, realizzati dagli studenti dell’Università di Udine.
La seconda parte dell’incontro prevede un’attività laboratoriale per la sperimentazione della nuova piattaforma ed una sua prima valutazione da parte dei partecipanti.
Il seminario è ad ingresso libero e gratuito; visto il limitato numero di posti si chiede gentilmente di registrarsi all’indirizzo seguente
https://uniudforall-01.eventbrite.it   dove sono riportati ulteriori dettagli dell’iniziativa.

Per tutti i docenti la partecipazione al seminario è riconosciuta come attività di formazione, previa iscrizione allo stesso attraverso la piattaforma S.O.F.I.A. del Miur http://www.istruzione.it/pdgf/, cercando tra le iniziative dell’Università degli Studi di Udine.
Link diretto all’iniziativa, previa autenticazione:
https://governance.pubblica.istruzione.it/PDGF/private/letturaListaIniziativaFormativa/22882

Può scaricare la locandina dell’incontro in formato PDF (che trova anche in allegato a questa mail):
http://digitaluniudforall.uniud.it/locandine/01-UniudforAll.pdf


giovedì 18 ottobre 2018

Le strategie di adattamento al climate change

Per “adattamento” si intende l’adeguamento da parte dei sistemi naturali o umani in risposta alle attuali o future sollecitazioni dovute ai cambiamenti climatici ed ai loro effetti, che consente, da una parte, di contenere ed attenuare i potenziali danni, dall’altra, di sfruttare eventuali opportunità. Comprende, quindi, tutti gli interventi preventivi messi in opera per attenuare gli impatti legati ai cambiamenti climatici in corso e comunque inevitabili..
Sono esempi di interventi di adattamento: le protezioni idrauliche in difesa delle coste (come quelle in corso di realizzazione in Olanda o in Italia a Venezia), la gestione delle risorse idriche, la prevenzione degli effetti sanitari delle ondate di calore, la diversificazione dell’offerta turistica, l’implementazione di un sistema di monitoraggio e allerta contro gli eventi meteorologici estremi ed il potenziamento della protezione civile, ecc.
Nelle misure di adattamento, così come afferma il Libro Bianco della Commissione Europea sull’adattamento ai cambiamenti climatici,  esistono  delle priorità: infatti, esiste tutta una serie di misure di adattamento che devono essere intraprese perché danno risultati nel breve termine a prescindere dalle incertezze delle previsioni (le cosiddette misure no- regret) oppure perché sono positive sia ai fini della mitigazione che dell'adattamento (le cosiddette misure win-win):
  • evitare lo sviluppo e la costruzione di infrastrutture in zone ad alto rischio (come pianure alluvionali o soggette a carenze idriche) in fase di installazione o rilocalizzazione:
  • progettare le infrastrutture e gli edifici in modo da ridurre al minimo il consumo di acqua e di energia e migliorare la capacità di trattenere l'acqua e la capacità di raffreddamento nelle zone urbane;
  • procedere ad una gestione costiera e delle alluvioni che preveda la creazione o la ricostituzione di pianure alluvionali o paludi salmastre, che aumentano la capacità di gestione delle alluvioni e dell'innalzamento del livello dei mari e contribuiscono alla realizzazione degli obiettivi in materia di biodiversità e conservazione degli habitat;
  • migliorare la preparazione e i piani di emergenza per far fronte ai rischi (compresi quelli dovuti al clima).